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Daniele Frison, Luna Park, 2022, Film Still 

Luna Park 

 Text and Film by Daniele Frison

Daniele Frison, Luna Park, 2022, Film,  2:55 minutes, music of Nino Rota from the  film 'La dolce vita' di Federico Fellini

The calm after the storm,” says the poem by the great nineteenth-century poet Giacomo Leopardi. “I hear the birds celebrating”; this is the poetry that we were required to memorize when we were children. “After the storm, life begins again.” This was the message that the school was trying to convey to young people born after the Second World War. In fact, the 1950s were mainly years of material rebirth, when Italy, destroyed by war, was rebuilt. 

In these years, Italian neorealist cinema was born and it made the world aware of the condition of an Italy never seen before. Federico Fellini, the most visionary of directors, attentive scrutinizer of life in the suburbs and the countryside, finds a new vitality in the circus and amusement parks. Men, women, and some of the most alienating objects make up his kaleidoscope, his cinematographic palette. They are the places of childhood, of amazement in front of a spinning wheel, the colored lights, the noises and the music that these strange kinetic objects emanate, made of chairs, metal arms, the beginning and the end of the game. They are also the places where we face such challenges as knocking over jars with a ball, a metaphor for life.

February 2022, Venice: after two years of the pandemic, of closures /clauses, of fears for one's own survival, the storm finally comes to an end. We return timidly to streets that are still largely deserted. The city is on its knees; the flow of life and the babel of tongues and faces have disappeared. For many, this is a liberation from the suffocating presence of an unknown and unknowable humanity. For many others, it is the end of their working life, a change so sudden that in many cases it leaves the part that has always lived in this great carousel called Venice without ideas, without prospects.

The Venetian writer Tiziano Scarpa writes in the daily Domani for February 23, 2022, "... yes, there are fifty thousand left, one third compared to the postwar period; we are at the demographic level of small villages such as Scandicci and Battipaglia.” Paola Somma, an urban planning scholar, draws attention to the divestments of public assets in recent decades which have always been made in favor of rich Italians and foreigners and never to give a chance to those in the city who would like to try to live and work there. And in addition to the damage, insults: these transfers are smuggled as donations to the citizens, as "restitutions" of palaces, buildings, museums, gardens, islands, which the new patrons graciously grant to the community: a pity that, originally, the citizens already owned them.

The resulting design is clear: an implacable and systematic desire to definitively expel low- and middle-income Venetians from Venice. As a matter of fact, the art critic Angela Vettese already wrote of this a few years ago in Venezia vive. Dal presente al futuro e viceversa [Venice Lives. From the Present to the Future and Vice Versa], published by Il Mulino in 2017: “to live in Venice? What a claim! It would be like feeling entitled to live in the city of London or in the premier Arrondissement of Paris."

 

But for those of us who were born after the Second World War and had to memorize poetry, there is always a calm after the storm, a rebirth that can start from a carousel by the sea. 

Film and Text by Daniele Frison © 2022

Translation by Miriam Frison 

Please scroll for the original Italian text.

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Daniele Frison, Luna Park, 2022, Film Still 

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Daniele Frison, Luna Park, 2022, Film Still 

La quiete dopo la tempesta’, recita la poesia del grande poeta ottocentesco Giacomo Leopardi, ‘sento gli uccelli far festa’. È la poesia che ci obbligavano ad imparare a memoria  quando eravamo bambini. 

Dopo la tempesta la vita ricomincia, era il messaggio che la scuola cercava di veicolare tra i giovani nati dopo la seconda guerra mondiale. In effetti gli anni cinquanta del Ventesimo secolo furono di rinascita soprattutto materiale e di ricostruzione dell’Italia dopo la guerra.

Nasceva il cinema neorealista italiano, che avrebbe fatto conoscere al mondo la condizione di un'Italia mai vista fino ad allora. 

Federico Fellini, il più visionario tra i registi, attento scrutatore della vita delle periferie, delle città e delle campagne ritrova nel circo e nei luna park una nuova vitalità, uomini, donne, oggetti tra i più stranianti compongono il suo caleidoscopio, al sua tavolozza cinematografica. Sono i luoghi dell’infanzia, dello stupore difronte ad una ruota che gira, alle luci colorate, ai rumori e alle musiche che emanano questi strani oggetti cinetici, fatti di seggiole, bracci metallici, inizio e fine del gioco. Sono i luoghi della sfida ad un barattolo che deve essere colpito, fin troppo metafora della nostra vita.

Venezia febbraio 2022, dopo due anni di pandemia, di chiusure/clausure, di timori per la propria sopravvivenza, finalmente arriva la fine della tempesta. 

Timidamente si ritorna per le strade ancora in gran parte deserte. La città è in ginocchio, la vita fluente e la babele di lingue e di visi sono sparite. 

Per molti una liberazione dall'asfissiante presenza di un’umanità sconosciuta e inconoscibile. Per molti altri la fine della propria vita lavorativa, un cambiamento talmente repentino che in molti casi lascia senza idee, senza prospettive quella parte che da sempre è vissuta in questa grande giostra chiamata Venezia.

Scrive sul quotidiano ‘Domani’ del 23/02/22 lo scrittore veneziano Tiziano Scarpa “… si, siamo rimasti in cinquantamila, un terzo rispetto al dopoguerra; siamo al livello demografico di piccoli borghi come Scandicci e Battipaglia. Paola Somma, docente di urbanistica, mette in fila le cessioni, le dismissioni di beni pubblici degli ultimi decenni, che sono state fatte sempre a favore degli straricchi italiani e stranieri e mai per dare una chance a chi in città vorrebbe provare a viverci e lavorarci. E oltre al danno, la beffa: queste cessioni vengono contrabbandate come elargizioni alla cittadinanza, come "restituzioni" di palazzi, edifici, musei, giardini, isole, che i nuovi finti mecenati concedono graziosamente alla comunità: peccato che al contrario, in origine, la cittadinanza ne fosse già proprietaria. Il disegno che ne risulta è nitido: una implacabile e sistematica volontà di cacciare definitivamente da Venezia i veneziani a basso e medio reddito. D'altronde, lo scriveva già Angela Vettese qualche anno fa (Venezia vive. Il Mulino, 2017): vivere a Venezia? Che pretesa! Sarebbe come sentirsi in diritto di abitare nella city di Londra o nel premier Arrondissement di Parigi.”

 

Però per noi che siamo nati dopo la seconda guerra mondiale e abbiamo dovuto imparare la poesia a memoria, c’è sempre una quiete dopo la tempesta, una rinascita che può partire da una giostra in riva al mare.

 

Film e Text by Daniele Frison © 2022

Daniele Frison (Born Venice, 1959) lives in Venice, trained in the analysis of the image and its implications in communicating with Italo Zannier, Angelo Schwartz and Ando Gilardi. He is a documentary director, producer and photographer. From the early 2000s he devoted himself to documentary, collaborating with Italian and foreign artists and musicians. Between 2013 and 2015 he contributed, as a teacher, to the Master in Film production & Location management at the Ca 'Foscari University of Venice. Partner Doc / it and 100autori collaborates with the American magazine of artistic culture theartsection.com. He begins with Dreams and Spectators Conflicts and Dictators. 50. Venice Biennale of Art (52 '- 2004) presented at various festivals, followed by Lied ohne Worte (27' - 2005), from the concert of the same name by the composer Claudio Ambrosini. Szymkowicz. Faces from memory (19 - 2006), on the exhibition of the Belgian artist Charles Szymkowicz in Città di Castello, Perugia. Horizons (30 '- 2007) on the installation by Danish artist Olafur Eliasson on the island of the Armenians in the Venice lagoon. Je viens vers toi Berlin (33 '- 2008), on the retrospective dedicated to Charles Szymkowicz in Berlin.

Daniele Frison (Dolo Venezia, 1959) vive a Venezia, si forma all’analisi dell’immagine e alle sue implicazioni nella comunicazione con Italo Zannier, Angelo Schwartz e Ando Gilardi. E’ regista documentarista, produttore e fotografo. Dai primi anni Duemila si dedica al documentario collaborando con artisti e musicisti italiani e stranieri. Tra il 2013 e il 2015 ha contribuito, come insegnante, al Master in Film production & Location management all'Università Ca’ Foscari di Venezia. Socio Doc/it e 100autori collabora con la rivista americana di cultura artistica theartsection.com

Esordisce con Sogni e spettatori conflitti e dittatori. 50. Biennale d'Arte di Venezia (52’ – 2004) presentato in diversi festival, seguono Lied ohne Worte (27’ – 2005), dal concerto omonimo del compositore Claudio Ambrosini. Szymkowicz. Volti dalla memoria (19’ – 2006), sull’esposizione dell’artista belga Charles Szymkowicz a Città di Castello, Perugia. Horizons (30’ – 2007) sull’installazione dell’artista danese Olafur Eliasson all’isola degli Armeni nella laguna di Venezia. Je viens vers toi Berlin (33’ – 2008), sulla retrospettiva dedicata a Charles Szymkowicz a Berlino.

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