REPORTING FROM THE FRONT

Architecture Biennale 2016

 

by Monica Trevisan

Alejandro Aravena - Photo by Giorgio Zucchiatti - Courtesy  la Biennale di Venezia

The 15th International Architecture Biennale, to take place in Venice, Italy from May 28th to November 27th, 2016 will be called Reporting from the Front and will be curated by the world-famous Chilean architect Alejandro Aravena, notable for his involvement in social issues.

 

Aravena, along with Paolo Baratta, the President of the Biennale, hope to present a Biennale that is deeply engaged with the dramatic realities of our times by dealing with social inequality and issues surrounding the quality of life, of living, and relationships.

 

Architecture can become a means for improving the lives of those who are victims of social inequality and can do so as long as it brings together the aspects Aravena emphasizes—innovation, technological solutions, intuition, research and talent.

The housing crisis and the lack of quality low-cost housing are not specific to the slums of the Third World. In my opinion, there is not only that front, but also the towns and suburbs, the refugee camps that need transitional solutions, prisons, and everywhere you look that does not take human beings and their fundamental, universally recognized rights as basic elements of the project and build.

 

Although Aravena recognizes and appreciates imagination, creativity, intuition, expressiveness, and poetry in architecture, he does not consider them apart from social function and refuses to consider positions that propose to separate form from function. He rejects the cliché: every project, every proposal is a different search.

Aravena forces not only architects but anyone concerned with true architecture to evaluate every project proposed or implemented not only as a work of architectural art, but also on its effectiveness at improving the lives of those who use it.

 

At the same time, Aravena is well aware of the economic factor: social housing or buildings and public facilities are supported primarily by public funding, which is often limited. The architect is called upon to take account of the economic limitations by seeking cost-effective solutions that enable a high degree of quality.

But what are the fronts on which these battles are fought? The quality of the architecture and that of people's lives. The limits are economic, environmental, cultural.

 

In the next Architecture Biennale, Aravena aims to show examples of architecture that exceeds these boundaries, where the goal of improving the built environment is attainable despite poverty, examples of architecture that “resists reductionism and excessive simplification without renouncing architecture’s mission to penetrate the mystery of the human condition."

 

The design should be considered an added value, not an additional cost. Aravena intends to involve architects "who have the problem of the blank canvas"; civil society; leaders; the national pavilions.

 

In 1974, the Venice Biennale was completely dedicated to Chile, which had suffered the coup that led to the dictatorship of Pinochet the year before. This Biennale overstepped the boundaries of the national pavilions where the exhibitions normally take place and expanded throughout the city of Venice, the calli (streets) and campi (squares).   Numerous artists, students, intellectuals, associations, and ordinary people participated.

 

Venice has changed a lot since then. Its social fabric is falling apart because of depopulation and mass tourism. I wonder if a brave curator from Chile who talks about architecture as a tool for democracy and social justice forty years after the exhibition dedicated to his country will try to expand the Biennale outside the pavilions and restore the lifeblood of Venice.

Alejandro Aravena / ELEMENTAL   Renca project model created by the children, the realization to the rustic, completed by its inhabitants

Wang Shu, Nigbo museum and Wa Shan Guesthouse, Xiangshan, China

Aravena said about the Pritzker Architecture Prize 2012 given to Wang Shu that he is able to give new life to materials, with fast and low cost building system

NOTIZIE DAL FRONTE - Biennale architettura 2016

 

La prossima biennale di architettura si chiamerà Reporting from the front e sarà curata da Alejandro Aravena, architetto cileno famoso in tutto il mondo, che somma in una sola persona una incredibile quantità di pregi ed da sempre è impegnato in problematiche sociali.

Aravena in accordo e sintonia con il Presidente della biennale Baratta vuole una biennale calata nella drammatica realtà di questi tempi occupandosi di disuguaglianza sociale e ciò che comporta nella qualità del vivere, dell’abitare e delle relazioni.

 

L’architettura può diventare uno strumento per il miglioramento della vita di chi è vittima della disuguaglianza sociale e lo può fare a patto che punti sulla qualità che per Aravena è insieme innovazione/soluzione tecnologica e intuizione, ricerca e talento che non può prescindere da chi utilizzerà quell’architettura e con cui si dovrà interagire fin dalle fasi progettuali.

 

L’emergenza abitativa e la mancanza di qualità non sono presenti solo nelle baraccopoli del terzo mondo, a mio parere non è solo lì il fronte, ma anche nelle periferie degradate delle città, nei campi profughi dove servono soluzioni transitorie, nelle carceri e dovunque sembri che non sia stato posto l’uomo e i suoi diritti fondamentalmente e universalmente riconosciuti come elementi basilari del progetto e del costruire.

 

Aravena pur riconoscendo e apprezzando la fantasia, la creatività, l’intuizione, l’espressività, la poesia in architettura non le considera mai separatamente dalla funzione sociale, rifiuta di considerare posizioni che propongano di separare forma e funzione, rifiuta i cliché, ogni progetto, ogni proposta è una ricerca diversa.

 

Aravena costringe non solo gli architetti ma chiunque si occupi di architettura alla concretezza, vuole il confronto nei termini della proposta progettuale o del progetto realizzato e valutato non solo come opera artistico-architettonica ma nell’efficacia di miglioramento della vita di chi ne usufruisce.

 

Ha comunque ben presente che il fattore economico ha un peso rilevante, per costruire social housing o edifici e strutture pubbliche si utilizzano quasi sempre fondi pubblici che spesso sono limitati, l’architetto è chiamato a tener conto della sostenibilità economica, cercando soluzioni economiche che permettano un alto grado qualitativo.

 

Ma quali sono le frontiere che vuole tentare di superare? Sono quelle della qualità dell’architettura e quindi quelle delle vite delle persone. I limiti sono economici, ambientali, culturali.

 

Nella prossima Biennale Aravena si propone di mostrare delle esperienze di architetture dove si superano queste frontiere, dove nonostante povertà di mezzi si raggiunge l’obbiettivo di migliorare l’ambiente edificato, esperienze dove “si resiste al riduzionismo e all’eccessiva semplificazione e non si rinuncia alla missione dell’architettura di penetrare il mistero della condizione umana”.

 

La progettazione dovrebbe essere considerata un valore aggiunto, non un costo aggiuntivo. Aravena intende coinvolgere in questo suo lavoro gli architetti “che hanno il problema della tela bianca”; la società civile; i leader; i padiglioni nazionali.

Nel 1974 si teneva a Venezia la Biennale d’arte dedicata completamente al Cile che aveva subito l’anno precedente il colpo di stato che aveva portato alla dittatura di Pinochet, una Biennale che aveva prevaricato i confini dei padiglioni e si era espansa in tutta la città, per calli e campi. Vi avevano partecipato oltre a numerosissimi artisti anche studenti, intellettuali, associazioni, gente comune.

 

La città ora è molto cambiata, il suo tessuto sociale si sta disgregando a causa dello spopolamento e del turismo di massa, mi chiedo se non sarebbe coraggioso da parte di un curatore che viene dal Cile più di 40 anni dopo a parlare di architettura come strumento di democrazia e giustizia sociale, pensare ad una Biennale che si espanda anche fuori dai padiglioni e riporti un po’ di linfa vitale a Venezia.

Monica Trevisan is an architect and curator who lives and works in Venice, Italy.

October  2015           Ai Weiwei        Agnes Martin